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CRITICA

contributi critici sulla pittura di Nino De Luca




Lorenzo Canova, Sul limite

Andrea Bonavoglia, Linee di terra

Livio Garbuglia, Sulla pittura di Nino De Luca

Reinhard Pfingst, Il ciclo della "Famiglia" di Nino De Luca

Reinhard Pfingst, L'emotività strutturata nella pittura di Nino De Luca






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Sul limite


di Lorenzo Canova

La pittura di Nino De Luca appare costantemente diretta alla ricerca del limite, del confine quasi invisibile che separa il suolo dal cielo, il visibile dall?invisibile, l'astrazione dall'immagine, in una posizione incerta e ineluttabile dove lo spazio appare ridotto alle coordinate minimali di una rarefazione che tende alla dimensione dell'assoluto.

Nino De Luca, infatti, è un artista rigoroso e concentrato che elabora la pittura con occhio inflessibile e con la volontà di scoprire la qualità nascosta del colore, la sostanza 'appartata' celata nella materia cromatica, rinchiusa nella sua fisicità e nella sua vita segreta, richiamata e sublimata dal gesto paziente e silenzioso del pittore.

Nel suo itinerario, l'autore dialoga con la tradizione del paesaggio classico e con la linea espressionista e 'nordica' di Permeke e Nolde, con il mistero della luce di Turner e con la grande stagione dell'informale di matrice naturalistica, trovando tuttavia una personale e autonoma formula espressiva in cui la pittura appare concentrata in grumi leggeri e palpitanti, in trame lievi e appena sussurrate dove l'incrocio dei segni e dei tratti di pennello viene declinato con raffinata e inflessibile severità e con un'aspra scelta di toni e di modulazioni.

I verdi e i blu, le terre e i grigi si arricchiscono quindi di un'essenza impalpabile, si racchiudono in fasce dalla geometria incerta e fluttuante, nel sistema circolatorio e nei muscoli di un possibile macrocosmo, di uno sterminato corpo attraversato dal nutrimento della sua linfa vitale.

De Luca lavora allora sull'iconografia del paesaggio e del deserto, spostando la sua opera verso territori irreali, spazi disabitati o attraversati soltanto dalle presenze solitarie degli alberi o delle rugosità del suolo, in opere dominate dall'orizzonte, la cui costante e ricorrente presenza fonda l'intero sistema pittorico dell'artista. Questa linea immaginaria, che nella nostra percezione divide la dimensione terrena da quella celeste, il mondo dal firmamento, si trasforma dunque in una sorta di spartiacque visivo e simbolico per dipinti dove l'elemento iconico si apre verso la sua negazione, in una collocazione quasi paradossale dove l'immagine è annunciata, negata e riproposta all'interno della dimensione del vuoto e dell'azzeramento, nella sua stessa sparizione, e nella sua antitetica ricomparsa e riaffermazione.

De Luca spinge così i suoi lidi fino al limite dello spazio del quadro, trascina le sue coste e i suoi campi fino al punto dove è ancora possibile distinguere la separazione con il cielo, conduce le sue sabbie e le sue arature verso il punto estremo della 'finestra' pittorica per dare ritmo e vita ai luoghi che vuole rappresentare senza descrivere, per donare un nuovo senso agli spazi di cui scorge profeticamente l'occulta qualità lirica, la poesia nascosta nel canto desolato di una terra dissolta nella sostanza ultraterrena della luce.


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Linee di terra


di Andrea Bonavoglia

La pittura di Nino De Luca oggi appartiene, per dirla in una sola parola, all'astrattismo o meglio a quella tendenza informale che pervade gran parte dell'arte contemporanea. Eppure, De Luca ha vissuto anche una fase figurativa, durante la quale ha prodotto la sua opera di massima visibilità, il grande polittico 'Deposizione con angeli', collocato dal 2018 nella Cattedrale di Avezzano dopo una lunga permanenza nella Basilica di Santa Francesca Romana di Roma. Ma in realtà non c'è affatto contraddizione in questo.

Il compito del critico sarebbe di inquadrare un artista in una tendenza e scovarne allo stesso tempo affinità ed originalità; nel caso di De Luca la profonda suggestione che esercitano le sue tele, soprattutto per l'uso magistrale dei colori, genera nello spettatore una sorta di sospensione, per cui curiosamente non si cerca subito la rispondenza, ad esempio, tra titolo e immagine, ma si cerca piuttosto la corrispondenza tra l'immagine e le nostre aspettative. Non è l'antitesi astrattismo/realismo, non si tratta di catalogare o incasellare, perchè De Luca sembra scostarsi da molta ricerca contemporanea, lontano sicuramente dai clamori e dalle provocazioni di molti.   

Guardando De Luca, oggi, forse si pensa a Klee, che tuttavia gestiva nel millimetrico dettaglio i suoi disegni, forse si pensa a Rothko, che al contrario espandeva all'infinito la diluizione delle forme, ma sicuramente si arriva a Nolde,
secondo tanti il più grande paesaggista del Novecento, quel Nolde che passò dalla presunta blasfemia delle immagini sacre al disegno fantastico delle nuvole sul Mare del Nord. La strada di De Luca parte da lì, da quell'idea che la pittura nasce sì da dentro, ma ancora e soprattutto dagli occhi; basta sentirlo descrivere i suoi quadri, determinati dalla visione di un istante e poi creati dalla memoria e dal pennello. Realtà e sogno allora, trasformazione del reale, ma soprattutto sintesi delle linee e dei colori.

La linea d'orizzonte in De Luca è costante, anche quando si incurva o si flette, posta quasi secondo le regole classiche, al centro, o poco più in alto, o poco più in basso, a dividere e a calamitare tutto il resto sopra di sé. Linea d'orizzonte che indica la terra, il mare, il cielo, o un confine. A parer mio, linea di terra, come si dice nel disegno geometrico, quella linea che riporta al concreto la visione più semplice o astrusa.

E, senza voler forzare le parole, sono fatti di terra gli orizzonti di De Luca. L'idea di infinito che segna l'orizzonte è tangibile, è spazio, è linea, è punto d'arrivo. Intorno, o sopra. o sotto, o accanto, i colori si stendono in vaste campiture non piatte, ma rese materiche e ruvide dai materiali usati sul fondo, come le garze. Nei paesaggi, orizzontali, ampi, aperti in una visione frontale, i colori spesso si accostano in varianti tonali; nelle composizioni libere, come immensi mosaici, i contrasti si accentuano e le linee scoprono una libertà maggiore, ma sempre vincolate e legate alla linea di terra che al centro del quadro crea insieme ordine e regola, libertà e poesia. 






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Sulla
pittura di Nino De Luca

di Livio Garbuglia
 
Le creazioni pittoriche di Nino De Luca sorgono da una sostanza-contenuto, da un caos originario di lettura ragione-forza vitale, esse si modellano in strati crescenti come restanti esistenze e si illuminano di forme assunte. Le opere scandite con ritmi diversi, imbevute di atmosfere che si tingono dei colori del tempo e del segreto inconscio, formano un'unica entità inscindibile, intrisa di profondo significato all'ordine del rapporto istinto-natura. Nel degrado c'è il verde è la musica della nostra coscienza, la danza del nostro spirito, con cui non si accorda nessuna predica morale e nessun perbenismo.

Ne deriva una grande forza passionale, latente, nella formula-immagine che il controllo fisico del corpo d'arte dispiega con apparente facilità. Impressioni, ricordi, vi sono mirabilmente fusi e unificati nella suggestiva riduzione all'essenziale del racconto filiazione-corpo-d'arte. Colline rosse animano con diversa tensione la grande scena in cui predominante è la sensazione di una calda atmosfera al sole di un destino umano indipendente e possibile.




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Il ciclo della "Famiglia" di Nino De Luca


di Reinhard Pfingst

Nei grandi temi, l'individuo distinto e la moltitudine anonima si sovrappongono in una sintesi superiore che abbraccia l'umanità intera nei valori universali.
Così certamente accade nella realtà della famiglia. Beninteso, non nella sua astrazione concettuale che può sì contenere gli uomini tutti, ma non accedere a quel patrimonio di sentimenti e relazioni che presuppongono la presenza di persone in carne e ossa,  distinte, non sostituibili in alcun modo con delle altre. La famiglia è di tutti, ma per essere vissuta appieno nel suo significato unificante e profondo richiede nuclei veri di individui unici.
Dalla rappresentazione autentica di questa tematica complessa, condensata in un'estrema sintesi, scaturisce l'interesse per i cicli pittorici sulla famiglia di Nino De Luca.
In verità poco più che schizzi e appunti di piccolo formato, realizzati con segni rapidi e pennellate veloci, seppur dai contorni netti, a tratti perfino monumentali, i gruppi composti da poche figure scure che si stagliano su fondi indistinti dalle tonalità per lo più terrose, colpiscono per la loro scarna essenzialità.
Quei genitori, fratelli e figli stanno lì con sconcertante immediatezza, senza prese di posizione di alcun genere. Sono creature dalle quali emana un senso insieme di profonda appartenenza, di grande dignità e di pesante fatica;  persone che, nel disincanto della cruda vita reale, sono comunque decise a vivere, a convivere, a non soccombere, a durare, a tramandare.
Il modo in cui questa verità viene presentata, senza né ragionamenti, né sentimentalismi superflui, come sulla nuda roccia, è probabilmente tra i più giusti per parlare di sentimenti profondi senza mai intaccare quell'intimità che è il loro distintivo più autentico.

Roma, Aprile 2008




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L'emotività strutturata
nella pittura di Nino De Luca


di Reinhard Pfingst

La capacità di riflessione razionale  è una delle più importanti caratteristiche della specie umana. Noi siamo uomini in quanto esseri almeno potenzialmente ragionevoli. Questa nostra facoltà, tuttavia, non agisce in maniera autonoma ma strettamente connessa alla nostra sfera emotiva. Per quanto la scienza esatta possa, all'interno delle proprie metodologie, prescindere dall'influenza emotiva e prendere in esame esclusivamente fatti, fenomeni e teorie che sono indagabili dalla sola ragione, la vita reale non è mai separabile dall'emotività e anzi spesso determinata più dalle emozioni che non dalla ragione.
Lo studio, l'educazione, l'organizzazione individuale e collettiva dell'emotività, costituisce di conseguenza uno dei compiti principali che l'umanità è chiamata a svolgere.
L'emotività, per quanto anch'essa possa essere oggetto di studi scientifici precisi, volti a comprenderne i meccanismi, le origini, le cause e gli effetti, conserva sempre una propria irrazionalità di fondo per cui la sua conoscenza reale, ovvero la percezione direttamente vissuta dagli individui, non  è data dalla ricerca razionale scientifica e nemmeno filosofica, ma dall'esperienza affettiva, religiosa, amorosa, passionale, poetica e, non per ultimo, artistica.
Se vogliamo dunque auspicare il dialogo emotivo all'interno di una società civile come il risultato non di una castrazione culturale, e neanche come l'indistinto trasbordare casuale in tutte le direzioni delle varie emotività personali, ma come una forma di educazione a una vita umana più completa, allora, nell'arte come nella società più in generale, l'autenticità emotiva ha bisogno di dotarsi di strutture di linguaggio dal carattere semplice e essenziale, di un principi costruttivo insieme rigoroso e sufficientemente elastico per accogliere senza forzature le emotività dei rispettivi individui e gruppi coinvolti. Tradotto nei termini specifici delle arti visive, queste strutture sono il risultato di un approfondito studio sia delle leggi che determinano le armonie della natura, sia delle regole progettuali, compositive ed esecutive presenti nelle diverse discipline artistiche. Quando l'artista ' individualmente e nel dialogo con altri colleghi anche a livello interdisciplinare ' riesce nel tentativo della costruzione del proprio impianto strutturale, egli sarà in seguito in grado di dispiegare il suo personale bagaglio emotivo in modo libero e naturale, riuscirà a dialogare con l'osservatore come un musicista che, mediante il dominio della propria voce e del suo strumento, riesce a trasmettere la sua emotività all'ascoltatore.
L'operato pittorico di Nino De Luca, a mio personale giudizio, rappresenta un esempio riuscito e degno di nota per l'elaborazione di quel linguaggio emotivo artistico di cui dicevo  e che proprio grazie a una rigorosa struttura giunge a una libera e insieme non invadente comunicazione con l'osservatore.
I lavori di De Luca che qui ci interessano costituiscono la direttrice principale della sua ricerca e la loro struttura difatti è talmente semplice da poter essere descritta in un'unica breve frase. Si tratta di campiture di colore suddivise generalmente da una maglia di linee ortogonali disposte secondo vari schemi proporzionali, maggiormente con preminenza evidente della linea d'orizzonte. Questa è la struttura.
Al suo interno, De Luca può ora sviluppare la sua gamma cromatica, veicolo dell'espressione emotiva, con ' torniamo a questa analogia ' la libertà rigorosa del pianista che muove le sue dita sulla tastiera del pianoforte.
La peculiarità dell'orizzonte di unire in un'unica visione il reale e l'immaginario, il di qua e di là, l'immanenza e la trascendenza, il cielo e la terra, la figurazione e l'astrazione, gli apre quella infinità di variazioni contemporaneamente  uniche e  eternamente ripetute che si fanno metafora della vita stessa, purché l'artista abbia sia la fantasia creativa, sia la padronanza del mestiere pittorico per non ricadere né nella mera serialità, né nel gioco autistico con le proprie fissazioni.
Credo che, fino a oggi, De Luca abbia camminato in modo attento e intelligente sul crinale tra i due abissi della maniacalità e della ripetitività sterile che entrambi insidiano perennemente l'equilibristico lavoro dell'artista, e ritengo che gli operati come il suo possano essere apprezzati come validi, onesti e appassionati contributi affinché l'emotività che muove l'anima  possa trovarsi in sintonia con le prerogative della ragione nel comune sforzo incessante di costruire e di tutelare la civiltà.
La creazione responsabile di vie atte a pervenire a una strutturazione più civile dell'emotività coinvolge la società intera e oltrepassa di gran lunga i ristretti confini dell'arte. Questo breve saggio, dunque, non intende esaltare in modo inappropriato la figura di un singolo artista che casualmente è di mia conoscenza e stima. Mi pare tuttavia giusto, senza giungere alle poco decorose esaltazioni fini a se stesse di singoli individui, non negare il nostro plauso a coloro che, a torto o a ragione, riteniamo svolgano bene la propria attività e di inserirli senza timori di esagerazione all'interno di riflessioni di carattere più generale in quanto ogni discorso teorico concernente gli esseri umani che non scende anche nella realtà dei singoli individui rimane necessariamente sospeso a mezz'aria, così come ogni presentazione di singoli individui senza collegamento sensato a tematiche più generali rimane senza scampo impaludato nell'autoreferenzialità. In questo senso, l'arte potrà di nuovo dare grandi contributi alla civiltà non appena ricomincerà  a comprendere che l'artista lavora bene per se stesso quando lavora bene per gli altri, ed è per questa convinzione che ho voluto portare  l'esempio del pittore Nino  De Luca e della 'emotività strutturata' presente nelle sue opere.

Roma, Agosto 2011









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